La canapa e la legge svizzera sugli stupefacenti (LStup / 3a parte)

Publié par : ASAC.

La canapa e la legge svizzera sugli stupefacenti
(3a parte)





Considerazioni:



  • Certi giudici di varie giurisdizioni, pensano che la canapa, che di per se non è un stupefacente, lo diventerebbe dal momento, che viene consumata “in quanto stupefacente”. Quest’argomento cade in quanto un prodotto è stupefacente o non l’ho è – ma non può esserlo una volta ed un po’ più tardi non esserlo più – tutto questo senza nemmeno aver subito una minima trasformazione. Un prodotto che né farmacologicamente né giuridicamente né in nessun altro modo è un stupefacente, non potrebbe diventarne uno per il semplice fatto, che lo si consumi. La canapa in quanto tale non è un stupefacente ma una droga. Il consumo di una droga non essendo una infrazione alla LStup, la quale riguarda solo ed esclusivamente gli stupefacenti, non è penalizzabile in virtù della LStup. Se si volesse vietare il consumo diretto di canapa, la legge dovrebbe vietare la pianta di canapa in quanto tale, com’è il caso all’estero.


  • “Ogni cittadino dovrebbe poter leggere la legge senza aver ricorso ad un dizionario di lingue” (Revisione LStup, bollettino stenografico dell’Assemblea federale, 1951, pagina 334).

Questi ultimi tempi sono apparsi certi nuovi termini ed espressioni relative alla canapa, quale la “Betäubungsmittelfähigkeit” (capacità ad essere un stupefacente) e la “Betäubungsmitteltauglichkeit” (attitudine a servire da stupefacente). Questi termini inesistenti nella LStup portano a confusione ed il bravo giurista li eviterà. Il significato che gli si può attribuire, è che la canapa in oggetto può servire da materia grezza per la produzione d’estratti, tinture, preparazioni di resina, olio di resina. Ordunque quest’attitudine non è all’appannaggio di alcune varietà di canapa ma di tutte le varietà, inclusi i tipi ibridi Fedora 19, Felina 34, Kompolti, ecc. (ATF del 16 novembre 1994). Al limite si può intendere per “Betäubungsmittelfähigkeit” e “Betäubungsmitteltauglichkeit” l’effetto che il consumo di canapa provoca sull’organismo del consumatore, ma non si tratta ancora dell’estrazione ai sensi previsti dalla legge, in quanto quest’effetto è immateriale in quanto non ‘estratto’ e non è dunque né una sostanza né una preparazione, quello che un stupefacente deve obbligatoriamente essere ai sensi della legge.



  • Si è posta la domanda di sapere se il consumo diretto della canapa medicinale “materia grezza considerata come stupefacente” è un consumo di stupefacenti ai sensi della LStup.

La risposta è no, anche se questa canapa viene “considerata come stupefacente” (art. 1, alinea 2 LStup), non è pertanto diventata un stupefacente, bensì è e rimane una droga medicinale. Il consumo di droghe non è regolamentato dalla LStup ma dalla lista E dell’UICM, la quale non prevede nessuna restrizione nell’uso e nel consumo di droghe.


 


Inoltre la LStup non dice, che la canapa è un stupefacente, bensì una sostanza o una preparazione galenica (art. 1, alinea 1 LStup), ma viene semplicemente considerata come (“appartengono”, “gehören zu”) stupefacente (art. 1, alinea 2 LStup) se viene destinata alla produzione d’estratti, tinture, preparazioni di resina o olio. L’espressione legale “canapa per estrarne stupefacenti” o “canapa per produrne stupefacenti” significa, semanticamente parlando, che la canapa di per sé non è un stupefacente, ma che possono esserne estratti dei stupefacenti.



  • Il principio attivo della canapa non è, come si dice da poco tempo, il tetrahydrocannabinol (THC), bensì la resina : “il principio attivo è la resina dei peli ghiandolosi della canapa” (art. 1, alinea 2, lettera b LStup).

Nel 1951 durante il periodo d’adozione della LStup, il THC non era ancora conosciuto. È solo qualche anno dopo la sua scoperta (1964) e la sua sintesi (1968) che la sostanza THC fu iscritta nella LStup dell’UFSP. Solo il THC di sintesi è menzionato nella LStup dell’UFSP: In effetti non si può estrarre THC dalla canapa in quanto questa non ne produce (la canapa seccata può contenerne in modo naturale ed in quantità infinitesimali, inferiori al 0,1%). La pianta di canapa non contiene dunque di per se del THC, ma ci si trovano invece degli acidi, che possono eventualmente, sotto l’effetto di un forte calore, trasformarsi parzialmente in THC.


 


Questi acidi non possono essere paragonati giuridicamente o chimicamente al THC. Difatti i tassi di THC annunciati dai vari istituti sono errati, in quanto questi tassi non sono stati trovati sulla canapa stessa, bensì su un altera res, ossia una preparazione di canapa: i laboratori hanno trattato la canapa con un solvente, l’hanno riscaldata a delle temperature oscillanti dai 150° ai 250° gradi centigradi, producendo così una decarboxylazione degli acidi inattivi, il che provoca l’apparizione di molecole di THC nella preparazione. Vi è dunque stata preparazione in modo, che i risultati delle analisi cosi condotte inducano in errore oltre ad essere giuridicamente falsi in quanto il tasso del THC trovato nella preparazione non corrisponda al tasso effettivamente contenuto nella pianta (mutatis mutandis: si prende un frutto, lo si lascia fermentare, lo si distilla ed il C2H2OH (formula chimica dell’alcool) cosi ottenuto servirebbe a comprovare, che il frutto stesso contenga del C2H2OH).


 


Per questi motivi la LStup non conosce né THC né tasso o percentuale di THC. Nella LStup non viene fatta menzione dei differenti tipi di canapa che sarebbero : “la canapa industriale che contiene meno del 0,5 % di THC” e “la canapa per droghe contenente più del 0,5 % di THC“. Questi tassi ed espressioni, ancora sconosciute ai giuristi e botanici qualche anno fa, non hanno né base giuridica né giustificazione farmaceutica e provengono unicamente da raccomandazioni fatte dagli uffici federali della polizia (UFP), della sanità pubblica (UFSP) e dell’agricoltura (UFAG). “Le raccomandazioni rappresentano in principio le opinioni pubblicate dagli uffici federali sull’interpretazione dei testi di legge in vigore, sono create per ottenere un armonizzazione dei protocolli in uso nelle varie amministrazioni. Una qualificazione penale va ricercata altrove“. (ATF, ASA 66 (97/98), pagina 316 ff). L’applicazione della LStup non può basarsi su queste norme estranee alla LStup, che sono il THC, il suo tasso o la sua percentuale.


 


Questa qualificazione può essere fatta nel quadro della legge federale sulle derrate alimentari (LDAI)? La risposta è no, in quanto la LDAI “non è applicabile alle sostanze e prodotti sottoposti alla legislazione sui medicamenti” (art. 2, par. 4, lettera b, LDAI). Ordunque il THC è già sottoposto alla legislazione sui medicamenti perché qualificato in quanto sostanza allucinogena, viene menzionato nell’ordinanza dell’UFSP sui stupefacenti e sulle sostanze psycotropiche (LStup-OFSP), ordinanza legata alla LStup, ed anch’essa parte della legislazione federale sui medicamenti (sostanze terapeutiche, serum, vaccini, stupefacenti)(RS 812.1). Non è dunque possibile alla LDAI pronunciarsi validamente sul THC, ancora meno di procedere alla qualificazione di una mercanzia o di una sostanza in quanto stupefacente, qualificazione riservata esclusivamente alla LStup.