Comunicato 13.06.2003

Publié par : ASAC.

L’operazione “indoor”: il Ministero Pubblico Ticinese sotto accusa


 


Documenti in possesso dell’autorità penale rivelano un anomalo attivismo da parte del Ministero Pubblico Ticinese nell’operazione “indoor” non contemplato fra l’altro neanche dal codice di procedura penale, sino inspirato da motivi politici. Queste le conclusioni degli giuristi che hanno avuto accesso a documenti, che rilevano, fra altre anomalie, la liberazione non giustificata da parte di un giudice d’istruzione ticinese di un soggetto di nazionalità Italiana già condannato in Ticino per truffa aggravata, denunciato dalla polizia nel 1997 e poi messo sotto accusa in sede di interrogatorio per traffico aggravato di marijuana. E uno fra i tre più grandi coltivatori di canapa indiana in Ticino ed è implicato nella produzione a grande scala degli estratti resinosi della canapa (haschisch), spacciato in tutto il territorio elvetico. L’Italiano, dopo la sua liberazione, ha distribuito, dalla località ticinese Sementina, in tutto la Svizzera la canapa indiana ed il haschisch elaborato appunto in Ticino. In questo periodo non è stato interpellato dalle Autorità Comunali, Cantonali e di Polizia. Altro è invece accaduto a Lucerna, dove è stato fermato nel 1999 e poi condannato per traffico aggravato di stupefacenti in grandi quantità.


 


La liberazione del delinquente è stata effettuata contro la volontà della Polizia Ticinese dato anche la sua appartenenza ad una banda di produttori riuniti in un’organizzazione chiamata “Coordinamento Svizzero della canapa” che opera a Zurigo e a Berna. Secondo gli esperti, l’arsenale giuridico a disposizione nel 1999 era sufficiente per fermare un’attività delittuosa, che invece si e protratta per tre anni.


 


Le decisioni operative, come liberare il soggetto italiano o lanciare l’operazione “indoor”, vengono e sono correlate ai progressi o ai rallentamenti delle deliberazioni del Legislatore Federale sulla canapa (comunicato ASAC del 01.03.2000). Lo scopo è quello di esercitare – tramite stampa, radio e televisione – una crescente pressione sul Legislatore Federale strumentalizzando le razzie e gli arresti, come per esempio la decisione di arrestare e imprigionare un deputato al Gran Consiglio in coincidenza con la vigilia della sessione “canapa” del Nazionale.


 


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